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) place (

place è un luogo, è un luogo attorno al quale l’abitato si sviluppa

è un centro, non necessariamente l’unico, caratterizzato dal suo essere vuoto, puro spazio conquistato e lì protetto, in cui è impossibile mettere radici ma del quale ogni umana radice si nutre; place è una piazza, una piazza attraversata: mi è sembrato di sentire la forza di una piazza nel suo abbraccio, nella capacità di contenere, orientando senza costrizione tutto ciò che è di passaggio

la piazza non è un punto, la piazza è un vuoto, un vuoto condiviso e circoscritto

è lo spazio disponibile all’incontro degli uomini fra loro e soprattutto, all’incontro tra natura ed artificio; lì è l’aprirsi alla Distanza da un progetto contenuta: dove il disperso si raccoglie, il mobile frammento torna a fare parte di un mosaico, diventa flusso che rallenta e si distende

tracciandone i contorni la piazza anche contiene, dall’opaco al trasparente uno spessore, un volume: la piazza è base, solido suolo, fondo, chiama per questo all’altezza, ce la indica

la piazza dunque tace, è un timpano teso che nell’ascolto si fa suono ) place (

l’inversione degli estremi mette fra parentesi l’infinita scansione degli istanti attraversanti per tentare di risalire a una loro possibile matrice: tutto quindi è fra parentesi tranne il luogo in cui accade, perché a partire da quello si orienta e rinasce

) ( due ali, due orecchie, due ponti e un luogo in mezzo: il corpo umano/strumentale con la sua memoria, le risonanze lì contenute che con gli anni diventano materia, vita a sua volta

il dentro, il dentro del fuori, il fuori, il fuori del dentro, quattro di un cerchio, la piazza

la materia del quartetto d’archi, la memoria, il materiale: il legno sottile, cuore cavo della cassa, vivo, d’ombra e luce, interno-esterno, in attesa del contatto, pronto e

l’arco come mediazione, crine, crinale, profilo, confine, limite mobile, misura, come organo di senso strumentale senza il quale tutto tace, indistinto, compatto; l’arco è il tatto, ha un palmo e un dorso, un interno e un esterno, due facce quindi, la seconda è quella antica, estrema, per niente duttile, legnosa (il legno): tiene insieme memorie precedenti alla cultura scritta e forse proprio per la forza di questo suo tenere assieme tende la cultura successiva ( il crine ), ne radica il suo diventare esperienza, mediazione dicevo

nel legno è la faccia antica che parla e tutto diventa rugoso, s’inspessisce, la materia è sollecitata ad aprirsi: lì la corda chiama il metallo, tutti i metalli di cui il nostro quotidiano è abitato, a cui il nostro quotidiano è abituato; la corda è tesa, è un filo d’equilibrio, una lama

e il ponticello, un ponte che copre la distanza fra le corde, unendole: 4 corde accordate per risuonare l’una dell’altra, 4 strumenti accordati per contenersi, divisi, sul ponte aereo della risonanza; questa del ponte è un’immagine antica, musicalmente e non solo, il novecento ha cercato di esplorarne nel dettaglio le radici; credo che la sua forza continuamente attuale stia nell’essere il ponte, un terzo luogo fra i due che unisce, un luogo altro, sospeso, forse il luogo stesso dell’estraniazione: non si tratta di esplorare le diverse abitudini del paese vicino, su un ponte non ci sono abitudini, solo il vuoto sottostante, da un soffio colmato

A parte lo spiazzamento, il “fuori gioco” dell’inizio, nel procedere di ) place ( ci si presenta una materia sonora incandescente, accettata per intero nella sua vitale complessità, grumosa e inusualmente fluida, in cui è difficile trattenere (inscatolare, incasellare) qualcosa se non il flettere continuo appunto, il trasformarsi, o in altri termini, la tentata continuità fra luoghi acustici molto differenti che presuppone un’inspiegabile confidenza con l’incertezza e l’apparente inclassificabilità di quel mondo sonoro. Si intuisce una corrente attraversante, un’energia che anima i suoni da dentro i suoni stessi, un ascolto dietro il nostro ascolto (di ascoltatori), un ascolto prima, praticato - poi compositivamente riscoperto e modellato.


For a German article on )place( see the one by Anouk Jeschke on Reviews.