logo with name of giorgio netti

due lune più in là

un giorno cucinando, mi colpì dal lavandino, la ricchezza contenuta nella rison/danza metallica di una bacinella, allo stimolo dell’acqua che in lei cadeva: irregolare, non scrosciava, non gocciava, era lì in mezzo – “ lei, dal fittissimo alfabeto ” Zanzotto suggeriva

Ho cominciato a sentirci delle voci, dei non luoghi vocali: sono diventati sfregamento, percussione, risonanza, tremolo, purezza, e ciò che dell’uno l’altro contiene

un pianoforte ad arco/percussione/tondo sax soprano/clarinetto
una percussione/violoncello/pianoforte/risonante sax soprano/fluido clarinetto
un violoncello/…/…/… e cosi via

e l’acqua che attraversa mai ferma,
una corrente sotteranea, una dedica

( ad H. lettera muta )

con il pianoforte al centro quale vuoto contente, spazio risonante, alveo, bacino, all’interno del quale le differenti voci strumentali potessero sciogliersi e fluire di trasformazione in trasformazione, come le differenti provenienze di un unico torrente.

Un pensiero di Leonardo, dal Man. A foglio 2, ha accompagnato tutto il corso del lavoro

“l’aria è piena d’infinite linee rette e radiose insieme intersegate e intessute senza ochupazione l’una dell’altra ( le quali ) rapresentano a qualunque obieto la vera forma della sua chagione”

Dopo i 70 minuti del ciclo per sax soprano solo, mi sono chiesto cosa sarebbe successo in un tempo compresso, il tempo di una goccia d’acqua, di quella seria e risoluta maniera di lavorare. Mi sono chiesto se per fare un buon lavoro fosse assolutamente necessario essere così estremamente serio o se fosse anche possibile raggiungere un’alta qualità di lavoro dentro ad un piccolo sorriso, magari perfino sorridendo…

Ho immaginato di diventare la goccia che cadendo nel torrente, unita e divisa allo stesso tempo, seguisse il flusso dall’interno nella sua ricerca della giusta via per continuare. Lì ho scoperto una superficie sensibile, dove la qualità interna di ogni cosa si comprime a formare una sottile ma sensibile pelle, che noi possiamo percepire attraverso qualcosa come un extra tatto, forse un tatto totale. Per quel tatto c’è un profondo contenuto in ogni superfice ma bisogna rimanere leggeri per sentirlo.

due lune vorrebbe essere una fiaba, la leggera complessità di una fiaba, raccontata dall’acqua.


Eines Tages, als ich am Kochen war, überraschte mich aus dem Spülbecken der in der metallischen Resonanz / Tanz (rison / danza) einer Wanne enthaltene Reichtum, wie er vom Wasser, das in dieses fällt, hervorgerufen wird: unregelmässig, es rauschte nicht, es tröpfelte nicht, es war einfach da inmitten -

"sie, aus dem dichtesten Alphabet", flüsterte Zanzotto zu

Ich begann Stimmen zu hören, vokale Nichtorte: daraus wurden Reibung, Schlagen, Resonanz, Tremolo, Reinheit, und so, dass das eine das andere enthält

ein Klavier mit Bogen / Schlagzeug / rundes Sopransax / Klarinette ein Schlagzeug / Violoncello / Klavier / nachklingendes Sopransax / flüssige Klarinette ein Violoncello / ... / ... / ... und so weiter

und das Wasser das, nie fest, eine unterirdische Strömung durchfliesst, eine Widmung
(an H. stummer Buchstabe)

Ursprünglich ohne Dirigent gedacht, mit dem Flügel im Zentrum, als gefüllte Leere, als Resonanzraum, als Flussbett, als Bassin, in dessen Inneren die verschiedenen instrumentalen Stimmen sich auflösen und von Transformation zu Transformation fliessen könnten, wie die verschiedenen Läufe eines einzigen Wildbaches.

Ich betrachte dieses Stück als einen Versuch zu lächeln: ein Lächeln, wie ich es in meiner Umgebung lese und wie ich es meiner Umgebung schenke; ein Gedanke von Leonardo aus dem Manuskript A, Blatt 2, hat den ganzen Lauf der Arbeit begleitet - "l'aria è piena d'infinite linee rette e radiose insieme intersegate e intessute senza ochupazione l'una dell'altra (le quali) rapresentano a qualunque obieto la vera forma della sua chagione"

("Die Luft ist voller unendlicher gerader und strahlenförmiger Linien, die sich überschneiden und verweben, ohne dass eine die andere beherrscht; sie stellen jedem Gegenstand die wahre Form seines Grundes dar."